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Filosofia DDD

Natura del colore

Premesso, che noi percepiamo i colori come frequenze variabili nello spettro elettromagnetico della luce visibile.
Quindi, i diversi colori sono il risultato di una variazione nella composizione della luce, dopo che questa è stata riflessa o rifratta dalle sostanze che ha colpito.

 

Patine

Le patine si possono definire come alterazioni della composizione superficiale dei metalli; conseguentemente, modificandone la patina superficiale si dona all’oggetto un valore che supera di gran lunga quello del semplice metallo.
Ad esempio una di queste patine era nota nel periodo romano e in tutto il Mediterraneo come Corinthium Aes, il famosissimo bronzo Corinzio, considerato addirittura, nell’ordine di valore, subito dopo l’oro e prima dell’argento.

Questo grazie alla patina superficiale, che noi oggi riproponiamo, ottenuta con le stesse metodologie di allora.

Dal periodo classico, fino alla tarda antichità, i trattamenti di colorazione vennero ulteriormente sviluppati in officine specializzate ed applicati a oggetti di grande valore artistico, fino a raggiungere effetti policromi di sorprendente complessità: dal nero-blu al porpora e al viola chiaro, dal giallo brillante all’arancio, dal rosso corallo al verde, combinato con il nero e l’argento.

Idealmente le patine individuano un’interfaccia tra materia ed immaginario emozionale artistico.
Per questo sono luogo ideale di confluenza e di confronto tra competenze disciplinari tra loro molto distanti, quali quelle scientifiche che ne indagano l’origine e quelle umanistiche impegnate a definirne il significato emozionale sull’oggetto così trasformato.
L’interesse per le variazioni cromatiche provocate dalle patine sui metalli, costituiscono una delle chiavi di lettura per comprendere l’arte e il gusto estetico nei tempi passati.

Nell’antichità, per gli artisti che bel nel conoscevano, erano considerate come parte integrante dell’opera.

Le particolari tecniche che noi usiamo oggi, erano già conosciute ed usate in Egitto fin dalla XVIII dinastia!

Plinio descrive una parte delle tecniche da noi usate in Naturalis Historia volume XXXIII.

Questa conoscenza poi trasmigrerà passando, dopo il crollo dell’impero romano e la fine del mondo antico, in oriente e soprattutto in Giappone dove sono state in uso fino a circa 2 secoli fa ed ora quasi scomparse.

Queste tecniche, di cui alcune menzionate anche dal Cellini nel suo trattato di oreficeria e scultura, sono state da noi pazientemente recuperate con ricerche appassionanti che hanno assorbito, diversi anni di studio e sperimentazioni, permettendoci di far acquisire al manufatto metallico una sensibilità cromatica propria e riuscendo a trasformarlo da freddo e asettico, in caldo e capace di trasmettere emozioni, ciò che lo rende unica ed esclusivo.

Ed ecco, anche se avvenute in tempi e contesti diversi, le considerazioni di Goya sul “Tempo Pittore”, (riferimento alle modifiche apportate ad un oggetto in conseguenza del passare del tempo) e di Ruskinsul valore aggiunto conferito dalle patine temporali ad un oggetto.

Recuperando sapientemente queste tecniche, ne abbiamo apportato delle modifiche, per permetterne l’applicazione su materiali allora non conosciuti (inox la cui scoperta risale ai primi del 900 ecc.). Oppure per sostituire composti utilizzati in antichità, che con le conoscenze odierne si sono rivelati tossici, con altri privi di tossicità, operando sempre, nel massimo rispetto dell’ambiente. Grazie un processo da noi sviluppato. Che prende il nome di Takemakite ©.

Per la realizzazione dei nostri lavori usiamo esclusivamente composti minerali e vegetali. Citandone alcuni, tra i vegetali troviamo il daikon il rabarbaro, e l’acetosella, una pianta della famiglia delle Oxalidaceaee contenente acido ossalico e biossalato di potassio, sostanze capaci di dissolvere gli ossidi metallici e quindi in grado, opportunamente miscelate con altri composti vegetali, di donare colorazioni particolari se applicate ai metalli. Tutto questo, senza l’ausilio di composti chimici di sintesi, potendo affermare di lavorare senza nessun tipo di impatto ambientale.

 

 

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